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OMELIE

19 Aprile 2009 –Veglia Pasquale

Gioirono al vedere il Signore!

At 4,32-35; IGv 5,1-6; Gv20,19-31

Fratelli e sorelle carissimi, in questa Domenica di resurrezione, cantiamo e inneggiamo alla Divina Misericordia, al Dio ricco di misericordia che ci fa vivere le meraviglie della salvezza donandoci la grazia del suo Spirito che ha il compito di rendere presente il Signore Gesù in mezzo a noi, assemblea, convocazione, riunita nel suo nome.

Dio ricco di misericordia nella morte del suo Figlio e con la sua risurrezione ci ha costituiti figli rivestendoci di amore. Non possiamo restare impassibili di fronte a tanto amore misericordioso di Dio Padre. Nel cantare alla sua misericordia vogliamo crescere nel desiderio di immergerci nelle profondità della sua misericordia e tenerezza di Padre.

Il suo amore è abissale. Afferma la santa Faustina Kowalska, cantautrice della misericordia, nel suo Diario annota: «Il Signore mi elargì molta luce per farmi conoscere i Suoi attributi. Il primo attributo che il Signore mi fece conoscere è la sua Santità… Il secondo che il Signore mi fece conoscere è la sua Giustizia… Il terzo attributo è l’Amore e la Misericordia. E compresi che l’Amore e la Misericordia è l’attributo più grande. Essa unisce la creatura al Creatore. L’amore più grande e l’abisso della misericordia li riconosco nell’Incarnazione del verbo, nella redenzione da lui operata. E da ciò compresi che questo attributo è il più grande di Dio».

Chiediamo allo Spirito Santo che è la verità, di aiutarci a penetrare il mistero divino della misericordia per meglio assaporare la portata della nostra salvezza. L’immensa misericordia del Padre si manifesta totalmente e in modo convincente in Cristo. Gesù rende presente e operante tutta la bontà misericordiosa del Padre, senza alcuna diminuzione. Gesù con il suo stile di vita e con le sue azioni, ha rivelato come nel mondo in cui viviamo è presente l’amore, l’amore operante, l’amore che si rivolge all’uomo di oggi.

L’ambito della manifestazione della bontà misericordiosa del Padre è il mondo; l’ambito in cui si manifesta l’amore è il mondo. E il massimo della rivelazione dell’amore di Dio per il mondo, cioè l’umanità, è la croce dove Gesù viene appeso. Credere nella misericordia di Dio non è una devozione del passato, ma essa ci guarisce da ogni male.

Lo Spirito ci dia l’intelligenza e ci renda più responsabili annunciatori della misericordia. Come saremo testimoni della misericordia presso i fratelli, se non avremo sperimentato la Misericordia su di noi? Non indugiamo un istante a far nostro il gemito di s. Agostino, nelle Confessioni: «Ahimè! Abbi pietà di me, Signore! Ahimè! Ecco, io non nascondo le mie ferite: tu sei il medico, io il malato; tu sei misericordioso e io il misero… Ogni mia speranza è posta nella tua grande misericordia…Oh, dimmi, per la tua misericordia, Signore mio Dio, che cosa tu sei per me. Dimmi: Sono io la tua salvezza (Sal 34,3). Parla così, e io ascolterò. Ecco, il mio cuore ti ascolterà, Signore; rendilo disponibile e dimmi: Sono io la tua salvezza».

È questo il Dio che conosciamo? È questo il Dio che annunciamo? Siamo tutti chiamati, senza eccezione, a diventare strumenti della misericordia di Dio, con le opere e con il nostro modo di trattare il prossimo. Che non succeda di tradire le nostre opere oggettivamente buone, con un modo di parlare o agire non pregno di misericordia.

Verifichiamo i pensieri e i giudizi, mettendoli a confronto con la misericordia di Dio, come l’abbiamo conosciuta nel vangelo. Fossimo noi tutti immagine della misericordia di Cristo, pieni di bontà e tenerezza. Usiamo amore misericordioso verso tutti, buoni e cattivi, con vera grandezza d’animo, senza preconcetti e senza preclusioni, parlando sempre bene degli altri, ricordando che con la misura con cui misuriamo, saremo misurati anche noi (Mt 7,2).

Ricordiamo, cioè riportiamo al cuore, la promessa di Gesù nel mezzo delle beatitudini: «Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). Questa è il cuore delle beatitudini, inizio del lungo discorso della montagna, il cui cuore è il Padre ricco di misericordia che Gesù ci rivela.

È questo il Dio che hai conosciuto, nella persona del Figlio incarnato? La misericordia ci piace riceverla, ma abbiamo grande difficoltà a donarla. Possiamo verificare l’autenticità della nostra fede che vince il mondo alla luce della misericordia… La mitezza e l’umiltà, la pazienza e la sopportazione, il perdono e la generosità, sono oggetto del nostro impegno spirituale o sono sottovalutate? Le chiediamo con insistenza nella preghiera, al fine di ottenere virtù così importanti?

Misericordia io voglio e non sacrifici (Mt 9,13): è un errore abbastanza diffuso quello di separare il culto a Dio dalla misericordia verso il prossimo. Succede che in chiesa sembriamo santi, in casa molto meno. Pensiamo di essere accesi di carità verso Dio, ma sarebbe giusto domandare un parere su questo ai nostri fratelli… Facilmente teniamo gli occhi spalancati sui difetti altrui, pronti a sottolineare a quasi compiacerci di trovare gli altri in fallo. Coltiviamo dei preconcetti negativi, anche nei confronti delle persone più care.

Ci pare quasi impossibile rinunciare alle nostre idee per accogliere il parere degli altri. Siamo pronti a dubitare di tutti, a estrometterli dalla nostra comunione, con una ostilità che non possiamo certo attribuire a Dio. Proviamo intimo dolore ogni volta che ci riconosciamo duri di cuore, mancanti in fatto di misericordia?

Noi siamo la moltitudine di coloro che venuti alla fede dovremmo essere un cuor solo e un’anima sola, comunità di misericordia che mette in comune la misericordia. Dovremmo essere, proprio noi quelli che con forza rendono testimonianza della misericordia ricevuta. Noi siamo i testimoni dell’amore. Il ministero della misericordia che dobbiamo esercitare, consiste nel dire all’altro, senza limiti di popolo, razza, religione, cultura: Tu sei per me un valore… Io ho bisogno di te… Ti voglio bene e voglio prendermi cura di te.

Noi che siamo ontologicamente la dimora del Dio amore, ricco di misericordia, noi che siamo stati generati dall’amore e nell’amore di Dio in Cristo Gesù; noi che abbiamo creduto all’amore, siamo resi idonei ad amare con la misura di Dio nella concretezza dell’amore, senza avere paura d’amare.

Misericordia è l’incontro che facciamo con il Risorto che a porte chiuse entra nella nostra vita, dopo che lo abbiamo cercato, andando al sepolcro e abbiamo costatato che era vuoto. Misericordia è credere nelle sue parole. Misericordia è il dono dello Spirito Santo che ci rende nuove creature, capaci di amare che lui ha amato. Lo Spirito ci toglie il cuore di pietra e ci dà un cuore di carne, capace di vivere secondo la parola di Dio e ci fa riconoscere il signore che apre le nostre tombe e ci risuscita dai nostri sepolcri di miseria e di egoismo; ci rende capaci di vivere da fratelli, vincendo il male con il bene. Per questo la missione dei discepoli consiste nel perdonare i peccati. Il perdono dei fratelli realizza sulla terra l’amore del Padre.

Misericordia è l’opera della riconciliazione. Misericordia è uscire dalle nostre paure che ci imprigionano per divenire uomini e donne di speranza e di comunione. Misericordia è contemplare le sue ferite che sono la misura infinita del suo amore infinito. Dalle sue piaghe noi siamo stati guariti! Queste ferite si imprimono nella nostra carne e ci richiamano la misura alta dell’amore di Dio che poi con coraggio e parresìa dobbiamo annunciare e condividere con i fratelli. Misericordia è vivere il mistero dell’eucaristia che ci rende comunità d’amore, dove Gesù si dona totalmente a noi e ci offre ancora oggi la sua pace e la sua gioia che ci abilitano alla missione.

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