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OMELIE
11 Aprile 2009 –Veglia Pasquale
Gesù crocifisso è risorto: alleluia!
Gn 1,1-2-2; Gn 22,1-18; Es 14,15-15,1; Is 54,5-14; Is 55,1-11; Bar 3,9-15.32-4,4 ; Ez 36,16-28; Rm 6,3-11; Mc 16,1-7
Fratelli e sorelle carissimi, l’estate scorsa sono stato in Terra Santa e ho percorso le strade che Gesù, 2000 anni fa, aveva percorso. É stata un’esperienza straordinaria, intensissima, e per certi versi indescrivibile. Tutti i luoghi sono suggestivi, i luoghi della Terra Santa, quei luoghi che noi amiamo e il nostro cuore è nel dolore pensando che è una terra in cui ancora non c’è pace. Tra tutti i luoghi che ho visitato il Santo Sepolcro è stato quello che mi ha lasciato il segno, ho pianto davanti alla tomba vuota di Gesù, le lacrime scendevano da sole, non riuscivo a trattenerle, mi sono ritrovato bambino, davanti a quella tomba vuota; mi prese un forte senso di sicurezza, mi sono sentito protetto e al sicuro, le mie paure erano scomparse, mi sono sentito profondamente amato, eternamente amato, liberato e pieno di Spirito Santo, in pace e in comunione con il Maestro, l’ho sentito vivo e risorto, ho pianto mentre pensavo “da qui è iniziato tutto”, anche la mia vocazione è iniziata da questo luogo santissimo, da questo annunzio strepitoso: Cristo Gesù è risorto. Tutto ha avuto inizio da lì. Da quel luogo per noi estremamente importante; lì ho ritrovato la mia speranza e la spinta ad andare avanti nel cammino. Ho visitato tanti di luoghi, tutti belli, suggestivi, ma il luogo in cui ho pianto è stato proprio il Santo Sepolcro.
Cristo è risorto e noi questa sera riceviamo nuovamente l’annuncio della resurrezione, mi sono inginocchiato davanti alla sua tomba, che ho potuto visitare più volte. Difficilmente una persone tornava di nuovo nello stesso posto, in quel luogo ho avuto la grazia di entrarvi cinque o sei volte, entrare nel luogo strettissimo dove c’era una lastra di marmo, una lastra di marmo profumatissima, piena di unguenti, di incenso. Mi sentivo avvolto dal mistero e dalla meraviglia e soprattutto da tanta serenità. Mi trovavo ad essere sereno, i luoghi della tomba e della croce sono vicini, pochi metri li separano, pochi metri separano la tomba dal calvario, i due luoghi sono inscindibili. Ho riflettuto molto su questo legame, e sono arrivato alla conclusione che non ci può essere vera resurrezione se non c’è vera morte.
Noi vogliamo risorgere? Ma dobbiamo tenere in conto che dobbiamo prima morire. Dobbiamo morire noi stessi, al nostro egoismo, alla nostra superficialità; dobbiamo morire alla nostra banalità, all’orgoglio. Della pietra che era l’imboccatura della tomba oggi rimane solo un frammento. Le donne andarono al sepolcro di buon mattino, il primo giorno della settimana, al levar del sole, erano preoccupate per la pietra posta davanti al sepolcro perché era una pietra molto grande. È l’ostacolo più grande: la morte, quella morte a cui non vogliamo pensare e che vogliamo allontanare anche se, continuamente, ci viene incontro, continuamente bussa alla nostra intelligenza e alla nostra sensibilità, ai nostri sguardi. Pensiamo alla morte improvvisa e inspiegabile causata dal terremoto, la morte di tanti innocenti mentre dormivano. Il problema della morte è un problema grande.
Esse alzando lo sguardo videro che la pietra era già stata rotolata via. La tomba è vuota. Lui è vivo, come aveva detto, come aveva promesso. Lui è veramente vivo, è qui in mezzo a noi, vivo, non ce ne accorgiamo per questo abbiamo bisogno del dono della vista, la vista che è ben diversa dalla vista che abbiamo, la vista della fede. Lui è vivo fratelli e sorelle, è un giorno pieno di luce quello che stiamo vivendo ora, il Signore ci ha dato un nuovo giorno pieno di luce e di calore spirituale. Non sentite nel vostro cuore la gioia di poter vivere questo giorno nella fede e nel desiderio di poter vedere Lui vivo? Non sentite questa gioia nel cuore? La certezza che Lui è vivo in mezzo a noi? Lui che ci precede come ha detto ai discepoli, in Galilea; quale grande dono ci ha fatto il Signore, essere qui, riuniti come fratelli e vederlo vivo, pieno di luce. Pertanto invoco su tutti voi il dono dello Spirito Santo perché scenda abbondantemente, perché vi dia il coraggio di poterlo annunciare a tutti. Uscendo da qui alcuni se ne andranno a casa forse non toccati da questa gioia come se avessimo vissuto un evento strano. Io chiedo allo Spirito che scenda su di voi e vi metta sottosopra, vi scombussoli il cervello, ponga tutti gli ostacoli che possa mettere Lui per poter tornare a Lui. Tutti con le nostre labbra dobbiamo annunciare che Lui è vivo, che Gesù, la persona più importante della storia è vivo, ma invoco anche il dono dello Spirito su di voi, non solo perché vi dia la forza e il coraggio, ma vi dia la luce della fede che è più grande di quello della vista.
Noi ci vediamo tutti, abbiamo una buona vista, però, per quanto riguarda la vita interiore, ci manca la vista della fede. Chiediamo allo Spirito questa vista particolare, per poterlo vedere là in Galilea. Abbiamo vissuto un periodo di sofferenza sono passati quaranta giorni, abbiamo vissuto la Settimana Santa, ieri ci siamo commossi davanti al crocifisso e poi, all’improvviso, cala il velo della dimenticanza, come se tutto fosse già finito; cala il velo dell’oblio, dimentichiamo tutto. Allontaniamo il pensiero della morte, perché la morte entra dalla porta ed esce dalla finestra. Siamo così abituati ad essa che subito cancelliamo l’idea di qualcosa che ci affligge. Se siamo stati uniti con Lui sofferente ora possiamo continuare a vivere in unione col suo Spirito. Lui ci dà la forza di poter lottare nonostante le debolezze.
Ho capito che lui ama i ciechi, se abbiamo la vista ce ne possiamo andare; ho capito veramente che Lui ama i ciechi perché si lasciano docilmente guidare. Si Lui ama i ciechi e tutti quelli che sono in comunione con Lui, che vivono con Lui, con Gesù, che abitano con Lui e in Lui; sono nella luce capaci, queste persone che noi chiamiamo persone sante, di vedere ancora più lontano e anche nell’oscurità sanno cercare e trovare il suo volto. Lui sta lì anche oggi, anche ora attende, e nell’oscurità della tua vita ti tende la mano.
Con Gesù si può ricominciare da capo, se vogliamo sovvertire la logica del mondo che dice che se hai sbagliato, se hai fallito, non esisti più; se ti incontri con il Cristo vivo, soltanto con Lui puoi ricominciare da capo e, nel profondo del tuo cuore, Gesù è capace di accendere la speranza, di divenire tuo accompagnatore della vita sedendosi accanto a te e non lasciandoti mai più da solo. Lui, il Gesù vivente, non ti lascerà mai più cadere nella paura, Lui vuole che tu sia il suo raggio di sole, il suo raggio di luce, spontaneamente con umiltà chiedigli questa grazia.
Gesù vivo, Gesù risorto io ti do le mie braccia: gliele vogliamo dare le nostre braccia? Io ti do le mie mani: gliele vogliamo dare le nostre mani? Io ti do i miei piedi: glieli vogliamo dare i nostri piedi? Tu dammi i tuoi occhi accompagnami a fare il salto della fede. Se io ti do le mie braccia fanne quello che vuoi, ma tu dammi i tuoi occhi perché io possa vedere. Gesù vuole che ci sia la nostra collaborazione; Gesù vuole che tu sia un fiore che spande il profumo, un soffio di vento che rinfresca la terra assolata. Là mi vedranno ha detto Gesù, Gesù vuole che ci sia una parola che conforta un cuore affranto e scoraggiato; Gesù vuole che tu sia una briciola di pane che diminuisca la fame dell’umanità affamata; Gesù vuole che tu sia una luce che brilla per ridonare il dono della vista; Gesù vuole che tu sia una goccia di rugiada per chi ha sete, un raggio di sole per chi cammina nel buio dello spirito, un raggio di luna che rischiara la notte tenebrosa di un fratello avvolto nella sofferenza. Là mi vedranno.
Fratello e sorella, tu, questa sera, incontrandoti con il Cristo vivo puoi essere tutto questo. Tu puoi emanare luce, puoi espandere profumo, puoi confortare un cuore debole. Tu dai a Gesù le tue braccia e Lui ti darà i suoi occhi, sarai felice se seminerai il seme dell’amore e della luce che si irradia in ogni cuore e illumini il cammino della vita. Il Signore risorto vi benedica tutti. Possiate sentire la gioia della sua presenza, nel silenzio delle vostre notti, dandovi aiuto e riempiendo le vostre solitudini, soprattutto per quelli che si sentono indifesi, perchè si trovano in un letto di ospedale e aspettano qualcuno che non arriva, gli anziani che attendono i loro figli. Se questa Pasqua non riesce ad avvicinare questo chiama il numero del fratello smarrito, consola chi si trova nel dolore e nella sofferenza, riempi la sua solitudine, consola chi piange, allevia una pena, conforta un dolore, asciuga le lacrime di un bambino, o di un vecchio che si sente la vita sfuggire, soltanto allora potrai cantare l’alleluia in questo giorno di pace, potrai dire alleluia per cantare la bontà del Signore che ti ha dato i suoi occhi.
Mio Signore benedici tutti in questa notte silenziosa e santissima. Benedici i miei parenti vicini e lontani. Benedici quanti hanno camminato con te sulla strada della rinuncia, della sofferenza, dell’abbandono. Fa scendere Signore la tua benedizione sulle persone che si sentono sole, troppo sole nello spirito. Benedici tutti coloro che oggi ho incontrato sulla mia strada. Benedici tutti coloro che oggi si sono sforzati a dare un aiuto fisico e morale a coloro che hanno smarrito la gioia. Benedici Signore quanti nella sofferenza della croce non hanno trovato un cuore che li comprendeva, non hanno trovato una parola di conforto, a quanti non hanno saputo amare con un amore veramente cristiano. Benedici Signore coloro che obbligati dal lavoro, per impegni familiari, per impegno di apostolato o stando accanto ad un infermo hanno dovuto dire no alle proprie esigenze. Benedici coloro che pur vedendo le necessità di coloro che sono nella prova non hanno avuto il coraggio di avvicinarsi per dare loro aiuto. Gesù vivo, mio Signore, io ti do le mie braccia tu dammi i tuoi occhi. Grazie.
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