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OMELIE
9 Aprile 2009 –Messa in Coena Domini
Eucaristia è: amore concreto, irrevocabile, impegno ad amare.
Es 12,1-8.11-14; ICor 11,23-26; Gv 13,1-15
Ogni anno che passa, e ogni volta che celebro il cuore dell’anno liturgico, non posso non sentire dentro di me una commozione profonda perché penso che in questo giorno è nato tutto. È nata la Chiesa in anticipo, è nata l’Eucaristia in anticipo, è nato il sacerdozio in anticipo, è nato il comandamento dell’amore in anticipo. Tutto, poi, troverà il suo culmine sulla croce e con la risurrezione. In questo giorno noi ritroviamo le origini della nostra esistenza cristiana. E in questa celebrazione eucaristica entriamo nel cuore dell’anno liturgico: il Triduo pasquale della Passione, Morte e Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. É un evento straordinario il pensare che questo Dio così lontano, così onnipotente, così onnipresente si fa piccolo per me, si incarna, muore, risorge. É bello pensare a questo dono gratuito del Signore.
Fratelli e sorelle, iniziamo davvero il cuore liturgico: siamo qui riuniti per celebrare la Santa Cena, non è una cena come tutte le altre, ma è la cena nella quale l’Unigenito Figlio di Dio, come abbiamo letto nella preghiera di colletta, “prima di consegnarsi alla morte affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio”. Allora la Santa Cena è il nuovo ed eterno sacrificio, siamo qui per celebrare questo. È un convito nuziale: siamo tutti invitati a nozze, oggi, perché Gesù lo Sposo si offre per la Sua Sposa che è la Chiesa, noi. É il convito nuziale del Suo amore l’Eucaristia.
Se vogliamo iniziare insieme il cammino della santità, il cammino della perfezione cristiana non dobbiamo mancare all’appuntamento con l’Eucaristia: nuovo ed eterno sacrificio, convito nuziale, testamento. Gesù ci ha lasciato tutto nell’Eucaristia. Quando noi celebriamo l’eucaristia, celebriamo la lavanda dei piedi, il tradimento di Giuda e soprattutto il comandamento nuovo. La Cena del Signore è memoriale della Pasqua del Signore . La sera del giovedì santo è il memoriale del momento i cui Gesù con i segni del pane spezzato e del vino versato anticipa il sacrificio cruento sulla croce avvenuto una volta per tutte. Noi qui stiamo facendo memoriale, stiamo riattualizzando quello che Gesù ha compiuto una volta e per tutte per il mondo intero. Stiamo celebrando il sacrificio eucaristico, Gesù che si dona con il Suo Corpo ed il Suo Sangue. Gesù che ci assicura ancora oggi la Sua presenza divina.
Allora l’Eucaristia è la celebrazione solenne, per questo noi cristiani dobbiamo essere attenti quando celebriamo l’Eucaristia, di un patto d’amore. É la celebrazione solenne della presenza reale di Gesù. Non è un rito, non è un momento vissuto così alla leggera e in modo distratto, ma è la celebrazione solenne di qualcosa di unico ed irripetibile. Dice San Paolo: “ Io infatti ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso”. Sono meravigliose le parole della trasmissione del sacramento dell’Eucaristia: “ Il Signore Gesù nella notte in cui veniva tradito prese del pane e dopo aver reso grazie lo spezzò e disse: Questo è il mio corpo che è per voi (dovremmo dare il giusto peso ad ogni singola parola a lasciarla entrare dentro di noi). Allo stesso modo prese anche il calice dicendo:questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue. Fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me. Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice voi annunziate la morte del Signore finchè Egli venga”.
É bello pensare che Gesù è in mezzo a noi, che Egli stabilisce, in modo permanente, la Sua presenza tra noi. Siamo noi che siamo sempre distratti. L’uomo oggi manca di fede perché è distratto, ma ogni volta che celebriamo l’Eucaristia celebriamo la permanenza del Figlio di Dio in mezzo a noi, la sua misteriosa morte e resurrezione, la sua morte in croce, il suo amore supremo per l’umanità, il suo venire dentro di noi per salvarci. Pensa che tra qualche minuto, in questo giorno solenne in cui Gesù istituisce l’Eucarestia, Lui viene dentro di te, non sei tu che vai verso di Lui, per salvarti. Lui fa questo sforzo immane, è lo sforzo dell’amore, ma non senza fatica perché, ogni volta, Lui deve insistere a bussare nel nostro cuore e noi facciamo resistenza ad aprirgli la porta. Lui viene dentro di me per santificarmi; Lui si fa vittima d’amore per me; Lui ci dona la gloria del Padre; Lui è l’Agnello di carità che si dona per amore. Un amore più grande di questo dove possiamo trovarlo. Ditemi voi se c’è un cuore che sa amare in modo così bello, così perfetto, così totale come il cuore di Gesù. La sua morte è per noi il vero inizio della primavera. É l’inizio di una nuova stagione, di una stagione favorevole, è l’inizio di un tempo nuovo dopo un lungo e rigido inverno. La Pasqua dell’Agnello è veramente l’inizio di ogni cosa. É l’inizio di una vita e noi dobbiamo prendere sul serio l’iniziativa di Dio.
Noi dobbiamo iniziare sempre a partire dall’Eucaristia. L’Eucaristia non è la fine della settimana, ma è l’inizio. La domenica non è il settimo giorno ma il primo giorno della settimana. É l’inizio di ogni cosa, è la primavera, l’inizio della stagione, è l’inizio della nuova creazione. L’Eucaristia è la festa della famiglia e noi siamo qui come famiglia di Dio per celebrare il sacrificio della famiglia. Tutti mangeremo il Corpo e il Sangue del Signore Gesù come ci comanda il Signore stesso: “Fate questo in memoria di me”. É la festa della comunità, è la festa della Chiesa. L’Eucaristia è la mensa preparata dal Padre alla quale siamo stati tutti invitati.
C’è un Agnello che il Padre ha preparato per tutti noi. Noi non abbiamo fatto niente; è Dio che ha fatto tutto questo per noi e con il Suo Sangue ci libera da ogni male. Come il salmista diciamo: “Cosa renderò al Signore per tutto quello che mi ha fatto?”. A Colui che mi sta dando tutto, cosa potrò dare io in cambio? Come posso manifestare tutta la mia riconoscenza la mia gratitudine a Colui che spezza le mie catene? Non posso fare nient’altro che accettare l’amore gratuito. É straordinario! Non dobbiamo fare altro che accettare questo dono gratuito, accettare l’amore di Colui che si dona per amore. La nostra risposta è il rendimento di grazie, il sacrificio della nostra lode. Anche noi insieme al salmista diciamo: “ Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore”. Questa è la risposta, è il nostro ringraziamento. Dinanzi all’amore gratuito donatoci non possiamo non ringraziare. É vero non sappiamo ringraziare; la parola grazie è sparita dal nostro vocabolario, ma Gesù la mette continuamente sul nostro cammino.
Dire grazie è importante, rendere grazie significa rendere presente Lui. Io ti dico grazie perché ti sto mettendo davanti la mia vita affinché sia Tu a guidarla.
In Cristo morto e risorto Dio proclama ed attua la sua amorosa volontà di salvare la mia vita. Dio si mette vicino a noi, diventa prossimo a noi, entra dentro di noi. Più vicino di così? Egli non si mette a fianco a noi ma è dentro. Vedete come c’è un ribaltamento sostanziale? Noi lo sentiamo come se fosse distante anni luce invece è dentro e rimane dentro di noi. Lui ci assicura questa vicinanza amorosa nella nostra storia; Lui ci assicura il suo perdono: “Questo è per voi e per tutti per la remissione dei peccati”, significa che nel momento in cui entra dentro di me mi sta perdonando, mi sta dando la capacità di vincere la morte, mi sta dando la vita nuova. Dio è vivo ed operante nella storia di ognuno di noi.
Ho trovato una parola-chiave che è “resettare” e che nel linguaggio dei computer vuol dire ripristinare, reimpostare in modo nuovo. Ebbene L’Eucaristia è il “reset”, cioè reimposta la mia vita in modo diverso. Ogni volta che mangio l’Eucaristia avviene il reimpostamento della mia vita, ma solo se io lo voglio. Ci deve essere un cambiamento nel mio modo di pensare e agire; Gesù vivo, presente che si offre per me mi reimposta la vita in maniera che essa diventa offerta per gli altri. Vita donata come la Sua. Questo è il progetto che vuole compiere Gesù in noi. La vita completamente spesa nella carità è lo scopo ultimo dell’Eucaristia. Noi mangiamo l’Eucaristia perché la nostra vita diventi dono per tutti. Dio ci ama davvero così tanto e si vuole incontrare con ognuno: accogliamoLo aprendo le porte del nostro cuore. Egli viene a dimorare in noi con la Santa Comunione e ora sta venendo con la Sua Parola, noi stiamo mangiando anche adesso, poi mangeremo anche il Suo Corpo e il Suo Sangue, ma il primo passo da fare è accogliere la Parola. Apri la porta a Gesù, fallo entrare nella tua vita, lasciati amare e perdonare, accogli il Suo Vangelo, non chiudergli la porta del tuo cuore come ha fatto Giuda.
Giuda era un ladro e un calcolatore che non ha saputo capire il valore dell’amore di Cristo. Se noi capiamo il valore del Suo amore non lo possiamo ignorare perché i santi sono quelli che non ignorano l’amore; l’esperienza della santità parte dall’incontro con il Cristo vivo nell’Eucaristia. Giuda non ha capito il valore dell’amore di Cristo, il Maestro. Per lui l’amore di Gesù valeva 10 volte di meno dei 300 denari con cui era stato comprato l’unguento di nardo purissimo portato dalla donna peccatrice e usato per profumare i piedi del Maestro: Giuda vende Gesù per 30 denari. Gesù condivide il gesto compiuto dalla donna, che sappiamo è Maria di Betania, la sorella di Lazzaro. Gesù, domenica scorsa, diceva ai discepoli di lasciarla stare, di non darle fastidio. Il gesto della donna che bagna i Suoi piedi con le lacrime e li asciuga con i suoi capelli è un gesto che Gesù stesso compirà con i suoi discepoli con la lavanda dei piedi. Giuda, invece, si chiude a questo amore. Egli ha prestato il suo orecchio al nemico, lo abbiamo ascoltato poco fa, che gli mette nel cuore il proposito di consegnare Gesù. Giuda non ascolta più la voce del Padre del cielo, ma presta orecchio al capo di questo mondo. Giuda è libero di ascoltare chi vuole, ma la voce che noi liberamente scegliamo di ascoltare questa entra in noi. Se decidiamo di dare ascolto alla Parola di Gesù essa entra in noi e determina tutto il nostro agire. Lo stesso avviene se ascoltiamo il diavolo.
A Giuda Gesù darà il Suo cuore, segno del Suo amore irrevocabile. Cristo ci insegna un modo di amare che è totalmente diverso dal modo umano. Se riceviamo un torto da qualcuno noi interrompiamo i rapporti con quella persona. Gesù invece, pur sapendo che da lì a poco lo avrebbe tradito, dona il cuore al traditore. Giuda si lascerà baciare da Gesù e lo chiamerà Rabbì, ma non si lascerà più amare da Lui perché non capirà e non accetterà Gesù. Si, Giuda non lo ha capito che Gesù ama fino alla fine, fino alla consumazione di sé, fino all’ultima goccia del Suo sangue.
L’evangelista Giovanni annota: “Prima della festa di Pasqua Gesù sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” e il gesto della lavanda dei piedi che Gesù compie è il gesto dell’amore, è il gesto del servizio, è il gesto di un amore disinteressato che non richiede nulla in cambio.
Apri le porte a Cristo e in Lui scoprirai che il Padre ti ama senza misura, anche se sei un traditore come Giuda; apri le porte a Cristo e ama anche tu come Lui i fratelli, ama la Chiesa che è comunione d’amore, evitando le divisioni, le parzialità, le frammentazioni. Diventa artigiano di unità e di pace; ama la Chiesa a partire dal cuore del Cristo crocifisso, abbraccia e ama la Chiesa coma l’ha amata Lui.
Il cuore del Cristo crocifisso è un grande osservatorio d’amore: da lì possiamo guardare e contemplare tutta la storia dell’uomo. Non possiamo vivere l’Eucaristia solo per compiacere noi stessi, fratelli e sorelle, non possiamo mangiare l’Eucaristia e portare avanti i nostri progetti umani perché con l’Eucaristia Gesù viene verso di noi e ci fa diventare come Lui e noi non possiamo viverla come un fenomeno sentimentale, qualcosa di esteriore solo per assolvere un precetto. L’Eucaristia è un cibo per adulti, per chi ha una fede matura non per chi ha una fede infantile perché è il sacramento dell’età adulta e della vera fede. L’Eucaristia e con l’Eucaristia Gesù ci attira tutti a sé; è l’Eucaristia il centro, non l’uomo con la sua autosufficienza.
Nella celebrazione eucaristica della Santa Cena il Signore ci attiri tutti a sé, ci dia un cuore capace di amare e di vivere l’intimità con Lui. Contempliamo il gesto d’amore del Signore Gesù, il gesto della lavanda dei piedi. Gesù lava i piedi ai discepoli durante e non dopo la cena; questo è importante. Noi quando veniamo a Messa ci laviamo i piedi gli uni gli altri. Gesù si desta, si mette in piedi ( è il verbo della resurrezione), depone le vesti ( cioè rimane nudo come lo sarà sulla croce dove ci dona se stesso). La Sua nudità lo rivela quale Dio. É la nudità dell’amore. Prese un asciugatoio, che insieme al grembiule diventa la Sua veste, la veste del servizio, lava i piedi compie questo gesto di ospitalità, di accoglienza e di intimità.
Queste sono le caratteristiche del loro Signore e Maestro: Gesù che lava i piedi. Non dobbiamo meravigliarci di questo e i discepoli sono chiamati a camminare sulle stesse orme del Maestro. Gesù dice : “ Come Io fatto così dovete fare anche voi”, vi dovete lavare i piedi, dovete essere servitori l’uno dell’altro.
Gesù prende i piedi che indicano il nostro cammino. Gesù vuole dire che il cammino di ognuno di noi è nelle Sue mani, è nelle mani di Dio. Allora è bello dire con il salmista: “Nelle tue mani, Signore, è la mia vita”. Gesù allora prende i nostri piedi, li lava, li asciuga. É un servizio che non avrà mai fine. Se noi mangiamo l’Eucaristia e poi non abbiamo il coraggio di lavarci i piedi gli uni con gli altri non abbiamo celebrato questo Mistero che è il mistero dell’amore. Pietro in quella occasione si ribella, c’è un rifiuto. Pietro si ribella perché ha un’idea di Dio diversa da quella incarnata da Gesù. Lui pensa a un Dio vittorioso, un Dio potente. Invece il lavare i piedi è visto come un atto di umiliazione. Ma Gesù gli dice: “ Se tu non ti lascerai lavare i piedi non avrai parte con me”. E Pietro, dinanzi a questa dichiarazione di Gesù, torna indietro dicendo: “ Non solo i piedi ma anche il capo”, tutto vuole essere lavato: il suo cammino, la sua mentalità, il suo modo di pensare.
Concludiamo con le parole della Consacrazione; Gesù fra poco dirà anche a noi: “Prendete e mangiate; prendete e bevetene tutti. Fate questo in memoria di me” che vuol dire fate tra voi quello che io ho fatto a voi. Ogni volta che ci nutriamo di Lui siamo chiamati a ricordare queste tre cose:
Eucaristia è lavare i piedi, amore concreto;
Eucaristia è dare amore in modo irrevocabile, senza tornare indietro;
Eucaristia è comandamento nuovo, impegno ad amare.
Comunicando questa sera vogliamo affermare la nostra adesione a Cristo che ha dato la vita per noi, ed è un progetto che Dio prende sul serio e dal quale dipenderà tutta la nostra esistenza.
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