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OMELIE

22 Marzo 2009 –IV Domenica di Quaresima

La fede e le opere per ottenere la vita eterna.

2 Cor 36,14-16.10-23; Ef 2,4-10; Gv 3,14 -21

Gesù e Nicodemo

Abbiamo bisogno, fratelli e sorelle, di chiedere un supplemento di gioia in questa IV Domenica di Quaresima chiamata “Laetare”, secondo quanto ci dicono le rubriche liturgiche.
È la Domenica della gioia in quanto il cristiano si appresta a celebrare il giorno di Pasqua e quindi sente nel proprio cuore una gioia fortissima, intensa. Ma a quanto sembra le rubriche qualche volta non funzionano, nel senso che non corrispondono pienamente alla verità.
Abbiamo bisogno di un rinfresco spirituale, una vera e propria cascata di gioia e la gioia ci viene da Dio: soltanto Lui è la nostra gioia. Le gioie di questo mondo, invece, ci appesantiscono.

“Rallegratevi nel Signore” , ci viene detto oggi, perché la nostra gioia è vicina: Cristo Gesù è risorto! Ce lo diremo cantando e alleluiando nel giorno di Pasqua.
Noi vogliamo ringraziare il Signore, vogliamo rallegrarci perché questo Dio continua a parlare al nostro cuore. Anche se noi siamo sordi e non vogliamo ascoltare, Dio continua con insistenza a rivolgerci la Sua bella Parola e quando la ascoltiamo sul serio cominciamo a sentire la gioia; invece quando non la ascoltiamo siamo senza gioia. Vogliamo ringraziare il Signore perché, attraverso la Parola, ci mostra l’immensità del Suo amore gratuito che ci offre.

Sentite cosa ci ha detto Gesù oggi: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia esaltato affinché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna”.
Il Figlio dell’uomo deve essere esaltato e noi sappiamo che l’innalzamento corrisponde all’innalzamento sul legno della croce. Bisogna che Gesù muoia perché noi possiamo avere la gioia piena, duratura, senza limiti, cioè la vita eterna. Siamo onorati di questo grande amore che Dio ha avuto nei nostri confronti e vogliamo accogliere questa comunicazione d’amore ascoltando bene le Sue parole che sono come fiaccole infuocate, come carboni ardenti che vanno diritti al cuore.

Le parole di Gesù ci riempiono di gioia e ci fanno riflettere perché ci parlano del giudizio finale che prevede anche una condanna e la condanna è per coloro che non hanno creduto nell’Unigenito Figlio di Dio.
C’è un giudizio che comincia già da adesso; siamo in cammino verso il giorno del giudizio che può essere o di salvezza o di condanna. Tuttavia questo giudizio non è affidato all’uomo, non ci giudicherà un giudice terreno, ma il giudice sarà il Figlio dell’uomo Cristo Gesù; è il Figlio di Dio, quindi è un giudice divino che ha anche un cuore umano perché quando Gesù parla di sé come Figlio dell’uomo intende proprio dire che è vicino ad ogni uomo; Egli è si di natura divina, ma anche di natura umana. Allora abbiamo un giudice divino che si muove a compassione per le nostre infermità, per le nostre debolezze. È un Dio che non vuole condannarci ma vuole che il peccatore si converta e viva, vuole comunicarci la Sua vita divina. Però Dio non può agire perché, per coloro che si ostinano a fare il male e che sono nel peccato, non può fare nulla. Dio vuole comunicarmi la Sua vita ma se io non la voglio Egli rimane impotente di fronte alla mia libertà. Ma quando Gesù ci parla della vita eterna ci vuole anche dire che la vita terrena non dura per sempre mentre la vita eterna è la vita con Dio.

Non dobbiamo avere paura quando parliamo della vita eterna perché essa inizia proprio quando si spegne quella terrena. Gesù ci dice con le Sue parole che la vita eterna inizia con la morte di cui non dobbiamo avere paura. Il pensiero della morte non ci deve vietare di assaporare la vita, noi siamo chiamati a vivere la vita ma viverla in un’ottica diversa. La fede ci dà un grande aiuto, ci dà delle certezze che ci aiutano a superare il dramma della morte. Noi abbiamo una meta da raggiungere che è la vita eterna; siamo fatti per il cielo, siamo fatti per l’eternità, non siamo fatti per questa terra. Il nostro destino non è un destino terrestre, ma siamo chiamati già da adesso, perché la vita eterna inizia da qui, a vivere in comunione con il Padre. Noi sappiamo dove stiamo andando: verso Dio. Pensare alla vita eterna ci aiuta a prendere sempre più responsabilità delle nostre azioni. Il mondo di oggi, però, non ci dice che c’è la vita eterna, ma ci dice che solo questa è la vita, quella contingente, quella che viviamo adesso. Tutto è limitato a questa terra. Il mondo ce lo dice in tanti modi: prima di tutto quando ci parla dell’elisir dell’eterna giovinezza. Non possiamo rimanere giovani per sempre, ci sono delle fasi naturali che devono essere rispettate. Si parla di progresso economico, di progresso scientifico ma questo progresso non può arrivare all’infinito, prima o poi deve finire. L’accumulo dei beni è un altro modo per dirci che non esiste una vita eterna. Vivi secondo la mentalità del mondo: a te importa soltanto vivere bene senza avere orizzonti di eternità. Invece, con la morte dobbiamo avere una certa amicizia per vivere bene ( San Francesco la chiamava Sorella Morte) . Oggi, si vive male perché non si pensa a questo traguardo; se ci pensassimo cominceremmo a ridimensionare il nostro stile di vita.

Tutti gli uomini sono stati creati per la felicità che Dio ci dona continuamente. Noi siamo chiamati a stare faccia a faccia con il Signore, a godere della Sua visione. Ma nessuno può partecipare alla comunione con Dio se nel cuore ha il peccato.Dobbiamo lottare perché il peccato venga estirpato.

Nella Lettera agli Ebrei si legge che non si può essere in comunione con Dio se non si è santi. È Lui che si dona a noi offrendoci il Suo Unigenito Figlio. Di fronte a questa luminosa dichiarazione d’amore noi ci vergogniamo perché Dio ci ha dato tanto, ma noi in che misura corrispondiamo a questo amore? Noi, amati di un così grande amore, ancora non facciamo tutto quello che ci chiede e per questo ci sentiamo indegni e ci sentiamo arrossire di vergogna. Non possiamo restare indifferenti o chiusi di fronte a questo immenso amore. Ognuno si interroghi: O Dio Tu hai voluto stabilire una relazione d’amore con me, ma dove sono stato io per tutto questo tempo? Cosa ho fatto? Come ho corrisposto? Tu bussi da tanto tempo alla mia porta, ma io che faccio?

Interroghiamoci sulla nostra situazione attuale e diciamo: Tu, Signore non sei un Dio vendicativo ma sei il sostenitore della vera vita e della vera libertà. Tu mi doni la felicità senza fine, la vita eterna. Tu mi vuoi rendere felice e mi dici che la mia realizzazione è contemplare Te che sei la Verità, la Bellezza, l’Amore. Signore non vedi i miei peccati, la mia miseria, le mie azioni inique, le mie debolezze, i vizi che ancora non riesco ad estirpare, come faccio a raggiungere la vita eterna? Tu mi parli di una vita nuova, senza fine ,come farò a conquistarla? Ascolta la voce di Dio che ti dice: - La vita eterna è un dono, lasciati amare da Me! Accogli Colui che ti ho mandato: il mio Figlio Unigenito! Credi al Vangelo! Lasciati lavare dall’acqua dello Spirito! Vivi la passione del Cristo nella tua carne! Guarda a Colui che hanno trafitto! Comportati da figlio! La vita eterna è possedere Me, conoscere Me, amare Me. Ma è anche lasciarsi amare e possedere da Me. Credi nel Mio Figlio, nell’Agnello che toglie il peccato del mondo, accetta il Crocifisso morto per amore per te! Io ti amo in Lui, se tu non Lo accetti non avrai la vita che ti ho promesso. Ama Lui e sarai amato da Me. In Lui ti ho fatto conoscere il Mio cuore. Sii obbediente a Lui, ascoltaLo!-

E noi, fratelli e sorelle, siamo quelli che si lasciano amare da Lui. Rallegriamoci perché Dio ci ha amati immensamente. Dio è la nostra felicità, non la nostra tristezza. Seguire Gesù è la nostra vera gioia. Sentiamoci uniti a Lui perché allora non saremo mai soli. Fidiamoci di Dio, del Dio premuroso, del Dio misericordioso, del Dio che attende la nostra risposta, del Dio che non si stanca mai di scrutare il mio cuore, del Dio che mi chiama alla conversione e alla salvezza. A questo Dio chiediamo oggi: Signore, dammi l’abbondanza della Tua grazia, ho bisogno di Te, ho bisogno che Tu venga in mio aiuto. Aiutami a confidare nel Tuo amore e, soprattutto, dammi l’umiltà di accettare ogni cosa dalle Tue mani. Poniamo in Dio la nostra fiducia, fidiamoci della Sua promessa e, se ci convertiamo, Dio farà trionfare la Sua misericordia su ognuno di noi. Tutto è grazia e la salvezza non è frutto dello sforzo umano; non dipende da noi ma da Dio. “Nessuno si vanti”; “chi si vanta, si vanti nel Signore”. Dio ci ha fatto rivivere nel Figlio per grazia. In Lui ci ha salvati, con Lui ci ha risuscitati e in Lui ci farà sedere nei cieli. Vogliamo aderire alla vita nuova, vogliamo imparare ad ascoltare la Parola di Dio per vivere la comunione con Lui.

Ci domandiamo però: Signore, se tutto è dono Tuo, se la salvezza non dipende da noi e dal nostro sforzo, servono le opere? Dio ci dice: Si! Perché la salvezza nasce dalla fede e dalle opere che compiamo per camminare verso di Lui.
Allora qual è l’opera buona che dobbiamo compiere? L’opera buona è la ricerca della Verità; è fare tutto quello che a Dio piace; è amare Dio e come Dio; è la ricerca della santità e della giustizia; è credere nel Vangelo; è l’evangelizzazione; è portare la Parola ed assumere sempre di più una nuova mentalità missionaria; è diffondere a tutti la gioia dello Spirito Santo che ci aiuta a superare ogni forma di stanchezza; è andare alla scuola di Cristo, l’uomo nuovo che ci riconcilia con il Padre; è vivere i Sacramenti e, in modo particolare l’Eucaristia, non come un rito obbligatorio ma come qualcosa che mi tocca nell’intimità e mi pone sulla retta via; è la preghiera; è fare le cose con il cuore; è nascondere le lacrime con un bel sorriso; è l’accoglienza dell’altro e la sua libertà; è creare con sincerità relazioni umane e fraterne; è vivere nella libertà; è divenire costruttori di pace; è avvicinare chi è solo; è aprirsi a chi è povero e bisognoso ma anche al ricco che deve essere accolto; è eliminare ogni forma di discriminazione e di egoismo; è lavorare per la comunione; è compiere il bene e non il male; è l’emergenza educativa, dare ai giovani orientamenti stabili; è amare il nostro ambiente, la nostra terra, sapendo gestire in modo evangelico tutto quello che Dio ci ha donato; è anche la politica, se non diventa un mezzo per facili guadagni e per avere potere; è lavorare per il Signore; è l’umiltà; è correggersi dai vizi; è la conversione; è sforzarsi di mettere ogni giorno in pratica le Beatitudini; è riconciliarci con la nostra morte; è lasciare orme di cielo sulla terra e far sì che le persone aspirino sempre di più alla vita eterna.
Le nostre opere buone sono importanti perché ci seguono e, nello stesso tempo, ci precedono, sono davanti a noi, sono il nostro biglietto di visita.

E vorrei raccontarvi una storia: un giorno padre Dino morì e nello stesso giorno morì anche un conducente di autobus. I due giunsero in cielo quasi insieme. San Pietro quando li vide cominciò a chiamare gli angeli: -“Correte, perché lui è arrivato! Venite a riceverlo!”- Il sacerdote si sentì felice, si aggiustò il clergyman, e si presentò per essere ricevuto. Arrivarono gli angeli e si diressero verso il conducente. San Pietro disse: “Benvenuto, stavamo aspettando il suo arrivo!” Chiamò l’Arcangelo Raffaele e gli ordinò di portare l’autista nella stanza n°2. Questi quando entrò vide una suite con una stanza da letto nuova, le pareti azzurre e un grande letto.L’autista vi si stese e la temperatura dell’ambiente gli sembrò meravigliosa. Intanto il sacerdote rimaneva fuori dalla porta d’ingresso del cielo aspettando il suo turno. Trascorsero un paio d’ore e il sacerdote suonò di nuovo il campanello. San Pietro si affacciò e disse: “ Ah, scusi come si chiama lei?”. “ Sono Raimondo Sorintano, un sacerdote. Non vede il mio clergyman?”. “Ah, si”- rispose San Pietro- “Abbia la bontà di riempire questa scheda”. Erano più di 600 quesiti! La penna non scriveva bene e bisognava scaldare la punta perché scrivesse. Riempì tutto e la consegnò. Quando tutto fu pronto arrivarono due angeli anziani, uno dei quali aveva perfino un’ala rattoppata. Si accostarono lentamente a San Pietro il quale disse: “Camerata 18, lettino n° 323”. “Camerata? Lettino? Ma no, mi metterò a reclamare qui in cielo!”. Arrivati in camerata vide che c’era una serie di letti che non finiva mai. Si distese sul suo, ma non riusciva a dormire; si alzò e fece un giro per le altre stanze. Passò anche davanti alla suite del conducente di autobus, sbirciò e vide che dormiva beatamente. Allora il sacerdote pensò tra sé: “Ci deve essere qualcosa di sbagliato in questa storia! Non è possibile! L’uomo è un semplice autista, io ho sentito anche un certo odore di alcol quando è arrivato. Tuttavia gli è stata assegnata una stanza grande con tutte le comodità. Io pensavo che quella stanza fosse per me”. Ritornò nel suo lettino ma non riuscì a prendere sonno. Allora si alzò e andò da San Pietro e gli disse: -“ Senta San Pietro, io non vorrei reclamare perché è già ottimo per me stare in Paradiso. Però deve esserci stato un equivoco, anch’io qualche volta nella vita mi sono sbagliato. Il fatto è che quando sono stato convocato per venire qui, è venuto anche un altro uomo. Probabilmente c’è stato uno scambio di posti. Io mi trovo nella camerata 18 e non riesco a dormire. Lei sa bene che io sono un sacerdote e sono abituato a dormire da solo. E poi accanto a me c’è un tizio che russa tutta la notte e un altro che si alza in continuazione per andare in bagno. Io non riesco ad adattarmi. Credo che ci sia stato un errore di identità”. “No, figlio mio”- rispose San Pietro - “non c’è stato nessuno scambio. Lei è Don Raimondo? Ecco il suo nome scritto qui nella cartella e l’assegnazione che ha avuto: camerata 18, letto 323b, che è quello di sopra”.“Ma io sono un sacerdote!” - replicò Don Dino - “e ho sentito dire che quest’uomo che è arrivato con me è un conducente di autobus. Lei mi perdonerà, ma questa non è un’ingiustizia bella e buona?”. “Qui in cielo non si fanno ingiustizie! Ricordi cosa c’è scritto nel libro dell’Apocalisse capitolo 14 versetto13: “Quando una persona muore nel Signore le sue opere lo accompagnano”. È quello che è avvenuto anche questa volta. Lei è stato un buon sacerdote, ha fatto delle belle omelie, e ogni volta che la gente lo applaudiva le venivano decurtati 3 giorni di paradiso. Inoltre quando lei pronunciava le sue omelie il 90% dei fedeli si addormentava; ma qui il signor Giuseppe, l’autista, quando si metteva alla guida dell’autobus seminava il panico tra i passeggeri. Allora quasi tutti prendevano la corona del rosario dalla tasca e pregavano durante il viaggio”.

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