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OMELIE

22 febbraio 2009 - VII Domenica del Tempo Ordinario

Siamo figli perdonati, riconciliati con Dio e chiamati alla santità.

Is 43,18-19.21-22.24b-25
guarigione di un paralitico

Fratelli e sorelle,
con immensa gioia celebriamo questa divina liturgia dove il nostro Padre Celeste ci dà prima di tutto la divina Parola da condividere, da accogliere, da meditare, da custodire nel nostro cuore .

Ho desiderato questa liturgia perché è da una settimana che non celebro la S. Messa e mi sono sentito un pò spaesato: mi mancava la cosa più importante della mia vita che è l’incontro con Gesù Eucaristia. Ecco, mi unisco a voi e voi unitevi a me in questo rapporto di fiducia e fraternità.

Mi sento vicino a voi, e come Paolo mi sento come una madre che deve continuamente nutrire, come un padre che deve sempre incoraggiare. Vi invito, però, a fidarvi anche di quello che vi dico, perché la Parola del Vangelo per essere accolta esige che ci sia una relazione tra chi annuncia e chi ascolta.
Io mi fido del fatto che voi ascoltate bene la Parola e voi fidatevi di me. Io spero di annunciarla nel miglior modo possibile.

Attraverso la Liturgia della Parola siamo chiamati, ancora una volta, a capire qual è la volontà di Dio nella nostra vita. Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, ogni volta che ci accostiamo a Dio dobbiamo chiederGli: “Signore, fammi conoscere qual è la Tua volontà perché conoscendola possa comprenderla, possa attuarla nelle parole e nelle opere della mia vita”.
La volontà di Dio sapete qual è? La volontà di Dio è la santità. Dio vuole che noi diventiamo santi, che ci comportiamo come figli santi.
Oggi vogliamo scommettere sulla santità, la vita nuova in Cristo Gesù. Vogliamo scommettere, come fratelli, sulla santità perché seguendo quello che ci dice il nostro Papa Benedetto XVI la santità è il miglior servizio che possiamo offrire alla società attuale. Se tutti diventiamo santi allora tutto cambierà: cambieremo noi, le persone che ci stanno attorno, il mondo intero.

La volontà di Dio, fratelli e sorelle, è contenuta nella Scrittura e oggi più che mai dobbiamo intensificare questo rapporto con la Divina Parola perché se non ascoltiamo e non accogliamo la Parola non riusciremo mai a diventare santi. Allora accogliamo con devozione e semplicità ogni singola Parola di Dio, non lasciamo cadere nessuna Sua Parola dalla nostra memoria e dalla nostra intelligenza.

Siamo chiamati alla santità, e mi domando: “Ma io voglio diventare santo?”. Nessuno mette in dubbio quella che è la volontà di Dio: Dio ti vuole santo. Tu devi fare tutto il possibile per diventarlo, perché Dio ha detto “Siate santi come Io sono santo”. E la santità di Dio si manifesta oggi nella remissione dei peccati.
Una delle attività di Dio è proprio la remissione dei peccati.Gesù ci rassicura e ci manifesta tutta la compiacenza del Padre. Attorno alla sua divina persona si raduna una moltitudine, tanta gente va da Gesù. Anche noi oggi siamo qui da Gesù. Proveniamo da diverse parti per chiedere che cosa a Gesù? Che desiderio abbiamo portato oggi ai piedi di Cristo, cosa vogliamo offrirGli, cosa vogliamo consegnarGli della nostra vita perché Lui possa trasformarci e renderci felici? Ce l’abbiamo un desiderio? Non possiamo andare da Dio senza desideri. Abbiamo bisogno di avere delle motivazioni, delle stelle che illuminano la nostra vita. Queste cose dobbiamo presentare al Signore, ma è necessario averle. Se non le abbiamo mettiamoci insieme e chiediamo al Padre il desiderio della santità.

Una moltitudine va da Gesù. Egli aveva riscosso tanta fiducia da parte di molti, ma dal Vangelo di oggi scopriamo che attorno a Lui si crea anche tanto dissenso. Questo per dirci una cosa importante: fare la volontà di Dio quando tutto fila liscio è facile, invece quando c’è la disapprovazione, la persecuzione, quando dentro di noi c’è la noia, l’apatia allora dobbiamo scommettere sulla volontà di Dio.Anche Gesù sperimenta la disapprovazione, l’ostilità. Ma Gesù è un uomo dalla faccia di bronzo: va avanti per la sua strada, non si lascia scalfire, non si lascia scuotere da nessuno se non dalla volontà del Padre che lo spinge ad agire. Gesù sa quello che il Padre vuole. Lui stesso dirà: “Mio cibo è fare la volontà del Padre” sempre, anche quando la strada si fa dura e ci sono tante salite da fare.

L’evangelista Marco ci presenta alcune persone che si opporranno energicamente alla predicazione di Gesù: sono i Dottori della Legge, questo gruppo di conoscitori della volontà di Dio. Questi oppositori avranno un ruolo particolare nelle vita di Gesù: nel Vangelo di oggi si scagliano contro Gesù e lo accusano di avere bestemmiato poiché si è preso l’autorità di dire di aver rimesso i peccati al paralitico. La bestemmia di essersi proclamato Dio, che è il solo capace di rimettere i peccati, sarà il capo di accusa che porterà Cristo alla morte in croce.

In questo passo evangelico vediamo anche Gesù che stabilisce un rapporto con i peccatori. Che tipo di rapporto instaura con loro, qual è l’atteggiamento che ha verso i peccatori? Gesù non li allontana mai! Anzi Gesù avrà sempre un’attenzione particolare per i peccati e, soprattutto, per i peccatori, per le persone che sbagliano. E al paralitico che hanno portato davanti a Lui dice: “Figlio, ti sono rimessi i peccati”. E’ come un padre che accoglie e perdona nonostante il paralitico non abbia fatto alcuna richiesta.

Qual è il fine della missione di Gesù? E’ quello di rimettere i peccati? Non solo. E’ quello di guarire? Non solo. Quello che Gesù vuole principalmente è riconciliarci con Dio. Gesù vuole che tutti abbiano la coscienza di essere amati da Dio. La riconciliazione è il fine della missione di Cristo.
Gesù, dal momento che si era sparsa la notizia di ciò che operava, lo abbiamo visto domenica scorsa quando nonostante il divieto il lebbroso narrò a tutti chi l’aveva guarito, non riusciva più ad entrare pubblicamente nelle città. Era quasi costretto a stare in luoghi lontani dai villaggi, solitari, tuttavia tanta gente andava da Lui da ogni parte. Ma Gesù dopo qualche periodo di tempo decide di ritornare a Cafarnao e lì predicava la Parola a tutti: ricchi, poveri, sani, ammalati. Tutti devono essere raggiunti dalla sua Parola. E’ un insegnante il Signore Gesù, il più autorevole Maestro che ci insegna la strada della felicità e tutti dobbiamo correre da Lui.

I Padri della Chiesa definiscono i cristiani come "gli scolari di Dio", coloro che ogni giorno fanno di tutto per andare alla scuola di Gesù per imparare la logica del Vangelo, per imparare a vivere da figli di Dio.
Sono convinto che Gesù è il mio Unico Maestro? Lo ascolto in tutto, anche quando voci estranee mi dicono di non ascoltarlo, di rifiutarlo, di oppormi a Lui?
Gesù è il nostro Maestro! Lo dobbiamo dire a tutti , è il maestro della nostra vita, Colui che ci dice la Verità così come essa è, senza ipocrisia.

A Gesù viene portato questo uomo paralitico. Immaginiamo la scena di queste quattro persone che scoperchiano il tetto e calano questo ammalato che giace sulla barella. E’ come se anche noi, insieme a lui, ci calassimo ed entrassimo nella casa per stare alla presenza di Gesù per sentirci dire anche noi: “Figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati, sei una creatura nuova”.
Quei quattro uomini diventano gli operatori del Vangelo. I quattro sono simbolo della Chiesa Universale che è chiamata ad annunciare a tutti il perdono di Dio; ma simboleggiano anche i quattro discepoli che precedentemente erano stati chiamati da Gesù ad essere “pescatori di uomini”, e loro si esercitano; hanno trovato un uomo e lo hanno condotto da Gesù. Questa deve essere anche l’attenzione da parte nostra di avere cura dei peccatori, di quelli che molte persone allontanano, dicendo loro il dono che Gesù ha portato al mondo: la riconciliazione con Dio.
Il Signore ci libera dai peccati e vogliamo chiedere oggi al Signore: Tu che hai il potere di rimettere i miei peccati, aiutami a fare vedere agli altri quello che operi in me. Aiutami a portare a tutti questo annuncio di salvezza. Tu mi hai perdonato e io sono chiamato a perdonare. Tu non mi hai perdonato per i miei meriti. Oggi mi dici: “ Io, Io dimentico il tuo peccato. Per amore di me stesso dimentico i tuoi peccati”. Soltanto se esco da questa situazione paralizzante posso cambiare. Aiutami Signore a riconoscere non solo il peccato che è dentro di me, ma la forza misteriosa del Tuo perdono che oggi come ieri mi rialza, mi rimette in piedi e mi dice:alzati prendi il tuo lettuccio e va a casa tua. Amen.

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