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OMELIE

25 gennaio 2009 - III Domenica del Tempo Ordinario

Lasciamoci amare da Cristo

Festa della Conversione di San Paolo

Gn 3,1-5.10; 1 Cor 7,29-31; Mc 1,14-20

Che bello che i cristiani, cioè quelli che sono di Cristo, nel giorno del Signore, di buon mattino, freschi, pimpanti ed energici, pieni di forza e di gioia, si rechino nella casa del Signore per cantare con la liturgia il rendimento di grazie.
Siamo qui per dire grazie al nostro Padre Celeste e lo abbiamo fatto già da ieri; forse prima di coricarci abbiamo pensato: “domani mi incontrerò con il mio Signore nella Santa Messa”. Già il desiderio lo abbiamo avuto ieri sera, durante la notte il desiderio è cresciuto, e adesso eccoci qui per dire ancora una volta il nostro si a Dio che ci ama di amore eterno.
E’ bello ritrovarci insieme dopo una settimana per ascoltare la Parola e nutrirci del Pane di vita eterna che si chiama Gesù.
Gesù Parola, Gesù Pane, Gesù Fratello, insieme a noi che siamo fratelli, figli dell’Unico Padre per essere suoi discepoli.
Ma ci siamo mai chiesti chi è il discepolo? Il discepolo è colui che sta dietro a Cristo. Dietro, non davanti a Lui. Questa è la definizione più bella per indicare la nostra identità. Seguire Gesù è la più bella proposta di vita che un uomo possa vivere. Nessun uomo mettendosi dietro Gesù impoverisce, anzi! Gesù stesso promette il centuplo in tutto, insieme alle persecuzioni. Certo non è facile, ma se coraggiosamente e con generosità ci mettiamo alla Sua sequela diventiamo i più ricchi sulla faccia della Terra e avremo successo in tutte le nostre attività.
Cosa bisogna fare per seguire Gesù?
Nulla! Basta lasciarsi amare da Lui e lasciarsi guardare da Lui.
Ti sei lasciato guardare e amare da Lui?
Egli è una persona esigente che vuole la tua vita completamente, non accetta compromessi. Noi ci mettiamo dietro di Lui per imparare la via che ci conduce al Padre.
Il Suo amore è particolare: è avvolgente, coinvolgente, stravolgente.
E’ avvolgente perché è un amore gratuito che è per tutti; un amore che ci completa, ci fa stare bene,ci dà sicurezza, ci protegge come il grembo materno. Questo amore ci invita a compiere gesti di generosità.
Di fronte a questo amore così speciale verso di me, quale deve essere il mio atteggiamento? Cosa devo fare? La fede, che è la mia risposta, mi invita ad aprire le braccia per accoglierlo così come Lui ha sempre le braccia aperte, inchiodate sulla croce per accogliere me. Egli non finisce mai di abbracciarmi.
E’ coinvolgente: l’amore di Dio che mi avvolge non mi deve fare più stare tranquillo, come diceva Papa Paolo VI durante la Festa di Pentecoste nel 1969. Devo perdere la tranquillità. E invece quanta tranquillità, quanto perbenismo ci troviamo a vivere nelle nostre comunità parrocchiali!Non posso più stare fermo, indifferente, immerso nel mio peccato perché non devo dimenticare che sono stato salvato a caro prezzo, “fino al dono totale di sé”, attraverso la morte in croce di Gesù, una morte silenziosa, sofferta, crudele, ignominiosa.
E’ un amore che mi interpella, non posso essere spettatore passivo, ma dovrei esultare di gioia al solo pensiero di essere amato in tal modo da Dio. E’ un amore che entra fin dentro le mie viscere perché Cristo è morto per me. Diciamo come Paolo: “Io vivo per Cristo” e ancora “per me ormai Cristo è il mio vivere”.
L’amore di Cristo non è esterno, ma un amore che si realizza dentro di me quando io gli apro il mio cuore; è un amore completo che dobbiamo condividere nelle nostre relazioni, nella nostra fraternità, nelle nostre famiglie.
E’ stravolgente: nel senso che ci fa rivolgere verso l’esterno, ci fa uscire fuori dalla nostra tiepidezza e dal nostro egoismo. L’uomo non può vivere solo per se stesso altrimenti, come dice Papa Benedetto XVI, l’uomo va in rovina. Gesù ci ha indicato la strada per non vivere più per noi stessi, ma per Dio e i fratelli.
In questa impresa difficile ci aiuta lo Spirito Santo che riceviamo nei sacramenti e che ci fa essere testimoni illuminati dallo Spirito, testimoni che hanno il fuoco dentro e infiammano le realtà che ci circondano. Non dobbiamo cercare il fuoco fuori di noi, ce l’abbiamo dentro. Noi siamo quelli che abbiamo visto, udito, toccato la grazia dello Spirito. Facciamoci prendere dalla carità di Cristo! Lasciamoci illuminare ed abbagliare dalla luce dello Spirito! Invece di fronte a questo sguardo amoroso e a questa luce noi volgiamo la faccia altrove.
E Gesù oggi pronuncia il suo discorso programmatico, ci lancia due appelli: “Il tempo è compiuto - Il Regno di Dio è vicino” che implicano due esigenze: “Convertitevi e credete al Vangelo”. Oggi dobbiamo deciderci per Cristo. Il tempo è passeggero, va verso la fine. Di fronte al Regno di Dio che viene nella mia vita devo aprirmi per accoglierlo come fecero i discepoli che hanno lasciato tutto per Lui.
Cosa li ha affascinati?
Lo sguardo: “li vide”; una parola forte: “venite dietro a me”; una promessa sicura: “vi farò pescatori di uomini”. La risposta è immediata e radicale. Si sono fidati di queste poche e semplici parole. Anche noi dobbiamo metterci sulla stessa traiettoria dello sguardo di Cristo e lasciarci affascinare da questo sguardo.
E’ giunto il momento di cambiare vita, il tempo della conversione.
Come i discepoli di Gesù anche noi ci mettiamo dietro a Lui. Non stanchiamoci di stare dietro a Lui per essere pescatori di uomini.
La vera conversione deve prevedere 4 P.
Pentimento, Pianto, Penitenza, Preghiera.
Pentimento: perché se non c’è pentimento vuol dire che non ho conosciuto la grazia di Dio.
Pianto: si piange per cose inutili, ma ho mai pianto per il mio peccato?
P
enitenza: devo purificare il mio cuore.
Preghiera: perché il pentimento, il pianto, la penitenza io già comincio a viverli nella preghiera.

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