Ricordo di Santa Teresa di LIsieux
1 Ottobre 2009
Con una solenne concelebrazione nella Chiesa
Madre di Aragona, presenziata da ben tredici sacerdoti, tra i
quali don Dino, don Fabrizio, il missionario don Angelo Burgio
e sei giovani preti provenienti dalla Tanzania, giovedì 01 ottobre
Don Francesco Montenegro ha voluto condividere la gioia delle
otto suore “teresine” africane presenti per la festa dedicata
alla loro fondatrice, Teresa di Lisieux, più conosciuta come S.
Teresa di Gesù Bambino. Seduto accanto ai giovani della corale,
c’era anche il piccolo Stefano che quanto prima si recherà negli
Stati Uniti insieme ai genitori per affidarsi alle cure di un
centro ospedaliero all’avanguardia.
Nel discorso di apertura,
il nuovo Arciprete, Don Giuseppe Veneziano, commosso per la numerosa
partecipazione dei fedeli di tutte le parrocchie di Aragona e
per la nutrita rappresentanza della Chiesa Madre di Ravanusa,
ha ringraziato le Suore “teresine” per il servizio svolto in parrocchia
e nella vicina casa di riposo, cogliendo poi L’occasione per rilanciare
il progetto dell’unità pastorale con la Parrocchia Madonna del
SS. Rosario, destinato a dare nuovo slancio alla comunione ed
a favorire lo scambio dei doni e del servizio tra i fedeli delle
due parrocchie. Mons. Francesco Montenegro, dopo avere ricordato
la figura della giovane Teresa di Lisieux, patrona delle missioni,
ha rivolto un accorato appello ai fedeli, invitandoli ad assumere
un atteggiamento di accoglienza e di fratellanza verso immigrati
e stranieri, nostri fratelli sventurati, ricordando che per quanti
si professano cristiani questi valori sono irrinunciabili.
Il
Padre Vescovo ha poi messo al centro della sua omelia tutti quei
fratelli che hanno la sfortuna di ritrovarsi ammalati, anziani
o emarginati, o di essere bambini, perché esclusi dalle decisioni
che contano e dalle relazioni sociali, in quanto soggetti non
“produttivi”, facendo capire a chiare lettere che senza l’attenzione
a questi “piccoli” non hanno senso le nostre preghiere. “Noi non
siamo cristiani solo perchè preghiamo o solo percA?e?a?hè ci accostiamo
all’eucaristia, ma lo siamo sopratutto quando dedichiamo il nostro
tempo accanto ai fratelli ultimi, laddove Gesù è ancora più presente”.
Niente paura, dunque, ha proseguito il presule, ad arrivare in
ritardo in chiesa per la preghiera o per l’adorazione eucaristica,
se ci troviamo accanto al fratello ammalato o bisognoso di compagnia,
poichè abbiamo già pregato e adorato Gesù.
Al termine della celebrazione,
le suore “teresine” hanno donato al Vescovo una immagine di S.
Teresa come segno di affetto verso la sua persona, ringraziando
infine don Giuseppe e la comunità parrocchiale per avere organizzato
una celebrazione così coinvolgente che ha riempito di gioia il
cuore delle suore, facendole sentire accolte e volute bene.
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